I nomi delle note

così come oggi noi li conosciamo si presume siano dovuti al talento didattico di Guido Monaco, conosciuto anche come Guido d’Arezzo. Siamo nel Medioevo, e più precisamente nella prima metà dell’ XI secolo, e Guido d’Arezzo, fondatore di una celebre scuola di canto in quella città, escogitò questo espediente per facilitare ai suoi allievi l’apprendimento di canti nuovi.

Guido si accorse che in un inno da loro ben conosciuto, l’Inno a S. Giovanni (di Paolo Diacono) , i suoni iniziali dei primi sei versi formavano una scala ascendente. Chiamò allora ognuno di questi suoni con la sillaba stessa con cui venivano cantati:

(LA) «Ut queant laxis                                                     (IT) «Affinché possano con libere
Resonare fibris                                                                       voci cantare
Mira gestorum                                                                       le meraviglie delle azioni
Famuli tuorum tue                                                                i (tuoi) servi,
Solve polluti                                                                            cancella del contaminato
Labii reatum                                                                           labbro il peccato,
Sancte Iohannes»                                                                  o san Giovanni»

Ut, Re, Mi, Fa, Sol, La, sono dunque i nomi che Guido usò, formando così la prima scala musicale di sei note chiamata esacordo. Più tardi, verso il 1600, il nome Ut fu mutato in Do, probabilmente per la maggior facilità di pronunciarlo nel canto.

Oggi solamente in Francia la nota Do conserva ancora il nome originale di Ut.
Mancava una designazione per il settimo suono della nostra scala. In realtà, dato il carattere e la struttura particolare della musica di quel tempo, lungo tutto il Medio Evo questo settimo suono veniva anch’esso chiamato Mi.

Fu soltanto nel Rinascimento che si sentì la necessità di distinguere quel settimo suono dagli altri, e di trovargli quindi un nome speciale. Il nome fu Si, forse dalle iniziali dell’ultimo verso: “Sancte Joannes”.

Origine del Nome delle Note Musicali

Vita di Guido Monaco

GUIDO MONACO o D’AREZZO nacque intorno al 991. Il luogo della sua nascita è incerto: Arezzo, Ferrara, Pomposa, Talla sono alcuni tra i centri che se ne contendono i natali. Tra il 1026 e il 1032, Papa Giovanni XIX lo invitò a Roma affinché gli spiegasse la sua opera. Morì intorno al 1050.

Fu monaco benedettino e curò l’insegnamento della musica nell’Abbazia di Pomposa, sulla costa Adriatica vicino a Ferrara, dove notò la difficoltà che i monaci avevano ad apprendere e ricordare i canti della tradizione Gregoriana. Per risolvere questo problema, ideò e adottò un metodo d’insegnamento completamente nuovo, che lo rese presto famoso in tutta l’Italia settentrionale. Si trasferì ad Arezzo, città che, benché priva di un’abbazia, aveva una fiorente scuola di canto.

In questo modo Guido pose le basi del sistema teorico detto solmisazione (la prima forma di solfeggio). Il sistema guidoniano non era usato per indicare l’altezza assoluta dei suoni, che erano denotati con il sistema alfabetico già esistente, ma per collocare correttamente la posizione del semitono (mi-fa) nella melodia. Il nome “Ut”, quindi, non era assegnato solo alla nota che oggi chiamiamo “do” (l’Ut più grave della scala in uso fino al Rinascimento, anzi, era un sol). Solo nel corso del Seicento i nomi del sistema guidoniano furono associati definitivamente alle altezze assolute, dopo che alla fine del XVI secolo era stato aggiunto un nome per il settimo grado della scala (“Si”, dalle iniziali di “Sancte Iohannes”).

Il teorico della musica italiano Giovanni Battista Doni propose inoltre, per ragioni eufoniche, di sostituire il nome “Ut” con “Do”, derivato dalla parola ‘Dominus’ cioè ‘Signore’ in riferimento a Dio (ma molto probabilmente scelse il nome “Do” come chiara allusione al suo cognome). A partire da quell’epoca, i nomi dati da Guido hanno sostituito nei paesi latini la notazione alfabetica (ancora in uso in area tedesca e anglosassone); in francese, come già indicato, si usa tuttora “Ut” in luogo del “Do”.

Fonte: giovaniperunmondounito.blogspot.it


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