Quali misteri racchiude il corpo? Tutte le culture hanno riservato notevole attenzione alle spoglie dei defunti, sebbene con modalità talvolta molto differenti

Tutte le religioni e le filosofie ci hanno instillato la convinzione di non essere il nostro corpo; il corpo sarebbe, secondo i più diffusi insegnamenti, il veicolo di qualcosa di più sottile, solitamente chiamato anima. Nonostante ciò tutte le culture hanno però riservato nel corso del tempo notevole attenzione ai resti umani, alle spoglie di quell’involucro che ha prestato un notevole servigio alla parte ritenuta essenziale dell’umanità, scomparsa per sempre o dipartita che sia in lande ignote.

Il trattamento riservato al corpo dei morti rivela spesso alcuni aspetti della concezione della morte e per questo motivo può essere interessante esaminare i dettagli che riguardano la cura e il destino delle spoglie mortali (comunemente viene affermato che dal decoro dei cimiteri si evince la civiltà di una popolazione, e difatti il culto dei morti solitamente è molto indicativo anche a livello archeologico).

In tempi antichi in Occidente a seguito della morte non potevano essere effettuate manipolazioni diverse da quelle religiose sul corpo, platonicamente tomba dell’anima. Questo, come viene sottolineato dagli studiosi, aveva di fatto limitato notevolmente la conoscenza scientifica: era infatti poco approfondita la cultura medica, sia teorica che empirica, in quanto vi era notevole ignoranza dei basilari aspetti anatomici e fisiologici del corpo umano.

Soltanto con l’avvento dell’ellenismo e delle relative filosofie, stoicismo, epicureismo e scetticismo, la scienza ebbe un impulso, e le pratiche necroscopiche si diffusero: ciò perché dal III secolo A. C. in poi, grazie a quei pensatori/scienziati, si diffuse una visione materialista e pragmatica dell’universo (Epicuro riprese l’atomismo, ad esempio), legittimando i ricercatori e gli sperimentatori medici, ma anche matematici, astronomi, ingegneri ecc. (non è un caso che Lucio Russo abbia scritto un libro sulla rivoluzione scientifica di quell’epoca, paragonandola a quella ben più famosa del Seicento).

Ma se torniamo all’aspetto religioso, le particolari cure prestate ai cadaveri possono evidenziare le concezioni ad esse sottese. Tale problema non è così secondario, se consideriamo che ancora oggi si dibatte anche a livello legislativo sul reato di vilipendio al cadavere e sul diritto al percorso di fine vita.

Volendo sintetizzare grossolanamente potremmo individuare tre tipologie di trattamento che attualmente in Occidente vengono riservate ai corpi dei defunti: inumazione, tumulazione, incinerazione. Tali pratiche hanno una storia che risale a vari tempi e culture, presso le quali si espressero in modo particolare (in Tibet ad esempio viene praticata la sepoltura celeste, di fatto consistente nell’esposizione del cadavere).

Gli studiosi concordano nel ritenere che l’inumazione abbia preceduto la cremazione; tra l’altro quest’ultima per molto tempo è stata oggetto di tabù nelle culture giudaico-cristiane, e difatti in Italia soltanto recentemente è stata ammessa a livello legislativo e religioso. Tuttora la Chiesa cattolica, pur ammettendo la liceità della cremazione, vieta la dispersione delle ceneri e la loro conservazione domestica.

I Misteri della Vita Ultraterrena: Anima e Corpo

Al contrario dei costumi europei, nel continente asiatico la pratica più diffusa è quella della cremazione, soprattutto in India, probabilmente per ragioni legate al valore sacrale e purificatore del fuoco.

Un terzo caso, affascinante per alcuni versi, è quello dell’imbalsamazione, metodo noto grazie all’antica civiltà egizia, che la rese già millenni fa una tecnica raffinata e avanzatissima, capace di conservare delle spoglie particolarmente importanti e di renderle in grado di attraversare praticamente le ere.

Ma questo breve sunto non è fine a se stesso, non si tratta di un resoconto mosso da curiosità morbosa per le pratiche post-mortem. Lo scopo di questo breve scritto è infatti indagare il significato di queste pratiche, il loro fine, e comprenderne le motivazioni. Perché alcune culture hanno preferito la cremazione, altre l’inumazione, mentre gli enigmatici Egizi preferirono l’imbalsamazione?

Le motivazioni religiose vanno probabilmente comprese in maniera ampia, tenendo conto di una prospettiva esoterica più sottile, legata a quella che all’inizio abbiamo chiamato anima. Il corpo è considerato la tomba dell’anima, il contenitore, dal punto di vista religioso, eppure in realtà il rapporto tra le due dimensioni non è così semplice, ed è proprio dalla complessità di tale rapporto che nasce la preferenza per una delle sopracitate pratiche.

Perché nella cultura ebraico-cristiana viene vietata la cremazione e preferita l’inumazione? Solitamente i catechisti rispondono: a causa della risurrezione. Se il tuo corpo verrà bruciato, come potrà risorgere? Risposta: se il mio corpo sarà stato polverizzato dai vermi, come potrà risorgere? Evidentemente lo spirito logico del catechista sempliciotto non può essere quello che fonda una cultura antica e degna di rispetto come quella ebraica e cristiana, che forse per correttezza andrebbero disgiunte.

La cultura ebraica nega decisamente la pratica della cremazione: polvere sei e polvere ritornerai. Tutte le leggi ebraiche affermano la necessità della sepoltura e del rispetto dei tempi naturali del corpo, un dono del Padre che in quanto tale va semplicemente restituito senza offesa alcuna (da questo alcuni rabbini derivano anche il divieto delle pratiche necroscopiche). A livello storico, ebrei e cristiani vollero senza dubbio distinguersi dalle altre popolazioni pagane, presso cui era diffuso il rituale dell’incinerazione.

La motivazione religiosa però potrebbe essere indagata più a fondo, per essere meglio compresa. Rispettare i ritmi del corpo anche nella morte forse potrebbe alludere al rispetto per i ritmi dell’anima che abbandona tale corpo.

La letteratura esoterica in questo senso è molto ricca di indicazioni che potrebbero legittimare questa prospettiva. Alla morte, l’anima non balza via d’un colpo, come l’acqua scivola via da un vaso. I fili tra i corpi sono molti e la separazione necessita di tempo e delicatezza (non pare necessario qui entrare nei dettagli, lasciamo al ricercatore la bellezza della scoperta).

La pratica dell’inumazione lascerebbe così avvenire in maniera serena quel distacco tra anima e corpo che se turbato in maniera brusca e/o violenta potrebbe nuocere al percorso dell’anima verso casa.

I Misteri della Vita Ultraterrena: Anima e Corpo

Ma allora l’India, terra misteriosa delle tradizioni religiose, sciamaniche e filosofiche tra le più antiche del pianeta, ha qui peccato di ignoranza? Ovviamente sarebbe una blasfemia affermare ciò.

Perché dunque preferire l’incinerazione? Forse rompere bruscamente quel filo permette di non indugiare troppo su una porta che deve essere chiusa, prima o poi. In un ciclo di numerose reincarnazioni, destinate per ignavia all’incoscienza, è meglio non essere compiacenti con se stessi, non indulgere nelle proprie debolezze. L’anima deve ricominciare il suo viaggio verso lo Spirito, senza guardarsi troppo indietro.

Per comprendere l’imbalsamazione egizia bisognerà entrare in una prospettiva opposta a quella dell’indiano che vuole recidere ogni legame. L’Egizio aveva forse paura della morte più degli altri?

Si illudeva di perpetuare se stesso in maniera superstiziosamente sofisticata? O forse intendeva sfruttare qualche aspetto del rapporto tra i corpi e le dimensioni? L’imbalsamazione si comprende meglio alla luce della complessa stratificazione della parte animica dell’uomo secondo la concezione egizia. L’uomo aveva infatti varie controparti sottili, tra queste ne ricordiamo tre: Ba, Ka, Akh.

Difficile è destreggiarsi in questa complessa simbologia che i pigri bollano come ingenua e artefatta scaramanzia; citeremo qui qualche intuizione personale che possa servire per la riflessione del ricercatore. Il Ba a detta di vari studiosi sarebbe quello che oggi chiameremmo Doppio; o anche sinonimo di forza vitale, quello che probabilmente la cremazione intende da subito togliere di mezzo per ricominciare, e l’imbalsamazione egizia perdurare.

Il Ka sarebbe probabilmente quello che intendiamo noi occidentali moderni per anima: la personalità dell’uomo, quella che lo differenzia da un animale, o un altro essere vivente. L’Akh è invece la parte luminosa, l’essenza divina, quello che molti oggi amerebbero chiamare il Sé Superiore, o che in altri contesti è chiamato Angelo.

I Misteri della Vita Ultraterrena: Anima e Corpo

Dunque, l’imbalsamazione, cui prodest? Al Ka: ad esso era destinato il luogo della tomba. Ma perché sopravvivere in un luogo niente affatto così piacevole, per quanto curato? Azzarderemo qualche ipotesi. Forse gli Egizi cercavano soltanto di accaparrarsi l’unica cosa veramente degna di nota nel percorso della vita, terrena e non solo: il tempo, il vero oro degli dei.

Immaginate di aver maturato alcune intuizioni nel vostro percorso, se tra un minuto giungesse la morte? Presto dentro, presto fuori, con gli indiani avreste azzerato le vostre vite, game over, e il gioco ricomincia da capo.

Col sistema egizio probabilmente a livelli avanzati di conoscenza si poteva invece magari contare di continuare ancora per un pò, giusto quel poco che avrebbe fatto la differenza: un essere che è ancora consapevole del proprio passato, del proprio percorso, grazie al legame col proprio corpo che lo tiene desto rispetto a ciò che è stato e che voleva essere, ha forse qualche possibilità in più di raggiungere gli obiettivi che si era posto.

Ovviamente qui siamo in un terreno fumoso. Chi, in fondo, è tornato dalla morte per dirci cosa significa morire? Si muore da soli, soltanto questo sappiamo della morte (e della vita), e in fondo ogni vero ricercatore non può far altro che prepararsi per essa come meglio può.


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Con mente Chiara e Luminosa affronta audace il tuo Destino, senza indugio percorri la Via che conduce alla Conoscenza. Con Cuore Puro e Volontà di ferro, niente e nessuno ti può fermare. Per te ogni cosa diventa possibile.

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