Chi è buono e chi è cattivo? Ogni persona assume ruoli diversi a seconda del momento e del contesto. Si può parlare in tal senso di una rigida classificazione tra i due concetti?
Oggi mi sono svegliata con la voglia di raccontarVi il significato di Bene/Male in esoterismo.
Potrei a tal fine partire col dire che non è corretto, spiritualmente parlando, dire di essere un personaggio cosiddetto “buono” o , al contrario, “cattivo”, perché la vita è un caleidoscopio di figure, immagini e personaggi da interpretare di attimo in attimo, di situazione in situazione.
Spesso ci si definisce “buoni” o “cattivi” in modo troppo rigido, come se la vita fosse un copione da recitare sempre allo stesso modo. Ma l’esperienza ci insegna che non siamo mai la stessa persona, nemmeno nello stesso giorno. Cambiamo a seconda del contesto, delle emozioni, dei cicli interiori che attraversiamo.
Essere sempre “buoni” nel senso passivo del termine può diventare una maschera. Così come l’essere “cattivi”. Potrebbe essere un metodo per riconoscersi in qualcosa o qualcuno. Per difendere la propria identità. Tra l’altro un’identità difficile da mantenere se solo fossimo in grado di vederci in tutti i nostri molteplici cambiamenti.
In tal senso non esistono risposte univoche agli stimoli, lo sanno bene i Maestri Zen, dove il finale delle loro “storielle” spiazza sempre l’ascoltatore perché non è mai come ci si aspetta che sia.
A tutti sarà capitato di accorgersi di dare risposte differenti a stessi stimoli, a seconda delle situazioni e di voler spiegare quali ragioni abbiano portato a scegliere d’interpretare un dato personaggio, con uno specifico ruolo, in un particolare momento della propria esistenza.
Il fatto stesso di voler individuarne la ragione, potrebbe far riflettere sul bisogno che sottostà a tale ricerca. Non è che forse ci siamo affezionati ad un’immagine di noi? E se sì, perché?
Forse ci verrebbe maggiormente in aiuto osservare semplicemente questi nostri cambiamenti evitando di giudicarli. Piuttosto approfondendo di quale significato sono portatori, cosa possono comunicarci. Nessuno è scevro da tali fluttuazioni.
Anche lo stesso Gesù fu caritatevole e misericordioso con i “peccatori” e forte, oserei dire duro con i Farisei, i maestri della Legge che lui definì in modo schietto e brutale “I Maestri del Nulla” ad indicare che essi erano solo capaci di recitare versi della Torah, ma poi si perdevano nei codici e codicilli dimenticando l’importanza della solidarietà e nella fattibilità nei confronti di chi soffre.
In questi termini, Gesù fu un personaggio scomodo perché andava contro i dettami rigidi della Legge (in quanto le Leggi dovrebbero essere sempre promulgate per garantire la vita ed il rispetto delle persone e dei loro diritti di cittadino), che in verità non avevano senso come quello di onorare il sabato, con l’astensione dai lavori anche in presenza di ammalati ed emergenze di sorta.
Non per questo però Gesù è stato definito un personaggio “cattivo” sebbene lo sia stato nei confronti di Farisei e nullafacenti, nonché nei confronti di coloro che mercanteggiavano presso il Tempio di Gerusalemme (basti pensare alla grande reazione di rabbia che Gesù ebbe verso questi ultimi).
Quindi chi è buono, chi è cattivo? Cosa significano questi termini?
Si legge nel dizionario che è “buono” chi attua comportamenti buoni (quasi docili aggiungerei) sempre. Buono è ciò che è ritenuto il bene morale; essere uomo buono; di buona condotta, buona educazione, buona volontà da contrapporsi ad essere un poco di buono, ovvero una persona inaffidabile. Gesù fu dunque un personaggio che si può definire essenzialmente buono per la nostra cultura attuale.
Analogamente, “cattivo”, nel senso morale, è definito colui che è malvagio, perverso, disposto al male. Identifica cioè una persona, insensibile o maldisposta verso sofferenze o fastidi altrui, capace anzi di rallegrarsene o addirittura di provocarli.
Ma come dicevamo, nessuno può essere incasellato perfettamente in tali descrizioni, né può essere certo di mantenerle inalterate in riferimento a se stesso. Questo sia per una questione di variabilità dell’essere, ma anche per una questione di “convenienza” spirituale…
Quello che sto cercando di dire è che per quanto uno possa essere “buono” (lo stesso dicasi nell’ipotesi in cui uno sia “cattivo”) se è buono sempre, in qualunque istante, sarà incapace di trasformarsi, di crescere, di plasmarsi a seconda dei problemi insorti, né di progredire spritualmente poiché troppo cristallizzato verso un polo.
Tutto ciò genera Karma che andrà ad impattare prima o poi su una situazione, in un particolare giorno dell’esistenza infinita sul responsabile che ha originato quel dato Karma, o su uno o più esseri che lo erediteranno.
Ecco dunque che esotericamente parlando Gesù è stato un illuminato perché non è rimasto attaccato ad una propria immagine, ma ha manifestato la rabbia contro Farisei e commercianti del Tempio. Si potrebbe dire che ha dunque permesso a se stesso di manifestare la collera e il disdegno.
Potremmo perciò dire che Gesù è stato “buono, ma non nel senso morale del termine, quanto piuttosto perché ha saputo trasformarsi a seconda dei contesti.Non si è tirato indietro, ma ha saputo adattarsi alla situazione, facendo ciò che andava fatto. Ha saputo cambiare forma, senza attaccamenti e senza tradire il proprio centro.
Quindi anche chi si considera o viene considerato “buono,” può incorrere in momenti di collera. E va bene così. Il Bene/il Male sono gocce che condiscono la vita di ognuno. Tutti ne siamo permeati. È facile pensare di essere buoni…, ma lo è perché si dimentica quell’episodio in cui si è stati arrabbiati per qualcosa. O comunque lo si giustifica.
La domanda dunque che ognuno dovrebbe farsi è non tanto se si è buoni/cattivi, quanto piuttosto perché è così importante considerarsi tali?
A voi la risposta.
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